Intervista: Malkomforto

MalkomfortoAvendo un’ etichetta che tratta principalmente screamo/emocore a Padova il sodalizio con i Malkomforto era quasi scontato ma ci tengo a fare delle precisazioni. Da quando conosco questi quattro ragazzi (Federico, Alberto, Luca e Matteo) mi hanno sempre supportato e se questa piccola label è arrivata al livello in cui si trova ora è anche merito loro. Un’ altra cosa che spesso cito sul loro conto è che sono la rappresentazione fisica dell’emo: ovvero si fanno trascinare dai sentimenti e questo spesso ci porta in situazioni assurde. Ma è proprio questa genuinità a contraddistinguere la loro musica e anche se mi stanno facendo venire i capelli bianchi prima del tempo non la cambierei con nessun’ altra band in circolazione. Un ultima cosa; sotto leggerete MK perchè il quartetto è così in simbiosi che ha risposto come un unica entità: Malkmoforto!

EUBPDV: Allora per cominciare domanda di rito; Chi sono i Malkomforto?

MK: Risposta di rito, i Malkomforto sono Matteo, Federico, Luca e Alberto. Sono amici da più o meno 4 anni e insieme sono una band di regaz che suona per i regaz.

EUBPDV: Perchè il nome Malkomforto e qual’è il suo significato?

MK: Malkomforto è una semplice traduzione di una parola italiana in esperanto. La cosa più figa di questo nome è che è stato storpiato in tutti i modi possibili immaginabili: in locandine ed eventi, recensioni perfino la SIAE ha sbagliato a scriverlo nei bollini del disco. “Grazie SIAE, sempre sia(e) con noi!”

EUBPDV: Se doveste descrivermi il tipo di musica che fate, non parlo di generi, etichette o altro ma utilizzando 3 aggettivi quali sarebbero?

MK: Oddio, questa è difficile, dopo aver consultato la Treccani diciamo: gayfriendly, da camera, svuotalocali.

EUBPDV: Come mai avete preferito il cantato in italiano rispetto a quello inglese?

MK: Allora, in realtà Alberto prima di questo gruppo ha sempre cantato in inglese, mentre nel nostro progetto la scelta di cantare in italiano è stata molto naturale, dettata dagli ascolti che facevamo in quel periodo. Cantare in italiano è più difficile, soprattutto perché questo significa mettersi a nudo di fronte al pubblico, ma dà più soddisfazione il fatto di esternare qualcosa e sapere che arriva subito diretto a tutti.

EUBPDV: Pensate che questa scelta vi abbia precluso delle strade?

MK: No al contrario, ci permette di avere più visibilità sul panorama italiano anche se sappiamo che le band sono tantissime.

EUBPDV: I vostri testi parlano di fatti quotidiani, raccontano avvenimenti o cose che fanno parte della vita di tutti i giorni.
Da dove prendete ispirazione?

MK: Sicuramente dalla vita di tutti i giorni, e dalla contrapposizione tra il presente e il passato che si crea incessantemente nel vissuto quotidiano, dal fatto di arrivare a sfiorare i trentanni e non sapere esattamente cosa fare della nostra vita per essere felici, ma la ricerca continua sempre ed é per questo suoniamo.

EUBPDV: Anni fà etichettare una band come “Emo” era penalizzante specialmente in Italia mentre adesso che il genere ha raggiunto il mainstream lo si ricerca nella speranza di una maggiore pubblicità.
Voi cosa ne pensate?

MK: Noi pensiamo che le band emo italiane a cui ti riferisci in realtà abbiano contribuito finalmente a far capire al pubblico che stiamo parlando di un modo di fare musica che nelle etichette di genere non ci è mai stato dentro. Queste band di cui parli non suonano quello che suonavano i Texas Is The Reason o gli Embrace, due gruppi diversissimi tra loro anche storicamente, giusto per far capire che l’emo ha radici lontane e molte sfumature.

EUBPDV: Riallacciandomi alla domanda di prima; C’e un ottima scena Emo in Italia. Ditemene pregi e difetti, facendo nomi se possibile.

MK: Crediamo che in Italia ci siano band da paura sia emo che screamo. Non stiamo a fare un elenco perche non finiamo più.
Citiamo solo un disco a cui noi siamo molto affezionati, “Il presente di qualcun’altro” dei Rami. Loro ci mancano molto e speriamo di rivederli presto, magari sullo stesso palco. Per quanto riguarda i difetti, non pensiamo che ci siano band che ne incarnino qualcuno, ma piuttosto che sia la cultura generale emo italiana che stia andando in una direzione che di emo ha ben poco (per come ne abbiamo parlato sopra), nel senso che ci sembra che si stia cercando di incasellare l’emo e i gruppi emo un’altra volta, questa volta però a partire dall’underground e cercando di rendere i gruppi più simili possibile tra di loro, come si fa in un genere che deve “vendere”.

EUBPDV: Visto il forte richiamo ai Fine Before You Came mi aspettavo di leggere sul retro del disco: “I Malkomforto sono e sempre saranno” o forse non serve riportarlo perchè e scontato che sia così?

MK: Siamo scaramantici e quindi non l’abbiamo scritto, però si, il paragone é facile e ne siamo lusingati.

EUBPDV: Sempre citando i grandi FBYC nel 2015 hanno improvvisato un tour in acustico, avete mai pensato di fare una cosa analoga?

MK: Si, abbiamo fatto qualche prova in acustico nel garage di Luca, il batterista, e ci sono piaciute molto. Il genere si presta facilmente e abbiamo in mente di proporre qualche set in questo senso.
Comunque lo nostra vocazione principale é suonare peso, lo sai.

EUBPDV: La nostra è la generazione 2.0 del web e dei social network e nel bene o nel male ha dato la possibilità a chiunque di ascoltare e recensire un disco magari dopo un singolo ascolto.
Vi spaventa questo modo di fruire la musica?

MK: No assolutamente, anzi ci sembra un abbattimento delle differenze, ma ogni band deve trovare il proprio modo di usare questi mezzi, senza rappresentare un’immagine virtuale che non ha nulla a che fare con quella reale.
La cosa più positiva é che se sai dove cercare ti permette di arrivare dove vuoi più facilmente.

EUBPDV: Il Brutto posto vi ringrazia e vi dà la possibilità di chiudere l’intervista come meglio credete.

MK: É un brutto posto dove vivere é vero, però continuate a fare cose belle che si può. Grazie Fabio per l’occasione!

Pagina Facebook

Pagina Bandcamp

Annunci

Cactus? – Sorry for my accent

 cactus-sorry-for-my-accent

Cactus?

Sorry for my accent

Autoproduzione

2016 – Lo-fi, Indie

 

 

Quando ascolti Sorry for my accent dei Cactus? la prima cosa che ti viene in mente è un gruppo di hipster dell’Essex Londinese, non penseresti mai che dietro questo disco si nascondono tre ragazzi di un piccolo paesino del Vicentino.

Faccio una piccola premessa: Ho vissuto a pieno l’esplosione del indie rock  degli anni zero. Periodo d’oro per il genere in cui la stampa di settore e i ragazzi avevano bisogno di nuovi eroi. Purtroppo oggi tirando le somme i sopravvissuti sono pochi: Bloc Party? persa metà formazione e un ultimo disco a dir poco imbarazzante. Franz Ferdinand? da tempo non pubblicano hit e se ne vanno in tour per l’europa con gli Sparks mentre gruppi come Editors & Maximo Park hanno perso molta visibilità rispetto la fama di quegli anni.

Ispirandosi alle band citate poco prima i Cactus? si fanno portabandiera di un genere ormai defunto e riescono a colmare il vuoto generazionale che si è creato. Questo richiamo al britpop è evidente nella prima traccia del disco I don’t think it’s good for you to stop smoking brano che ti aspetteresti dai (primi) Bloc Party anche per la voce di Andrea che ricorda molto quella di Kele Okereke. Proprio questa canzone ha attirato l’attenzione della nota label inglese Domino Records (casa di Arctic Monkeys e Franz Ferdinand) ed è stata inserita nella loro playist di Spotify. Ottimo l’utilizzo dei synth che arricchiscono brani come Still Alone e Shove it dalle magiche melodie post punk che ricordano Robert Smith e i suoi. Con Brit boy surfs at the disco invece ci spostiamo dall’altra parte del mondo e attingendo dalla scena californiana troviamo chiari riferimenti al surf-rock (come specificato nel titolo) creando il brano che più mi è piaciuto del disco dove puoi gustarti ogni singolo strumento.
Infine il disco si conclude con Dunno e Naban pezzi dalle linee più psichedeliche che riportano alla mente un Mac DeMarco dei bei tempi di Salad Days senza però perdere la loro matrice indie-rock.

Finalmente un disco che si può definire Lo-fi, termine usato troppo spesso per giustificare pessime registrazioni mentre in questo caso si sente che le tracce sono mantenute grezze per lasciare quell’effetto “cameretta” senza però fargli perdere grinta o qualità.

Concludendo Sorry for my Accent è un ottimo disco d’esordio ma sono sicuro che i ragazzi non hanno espresso tutto il loro potenziale e ci riserveranno delle belle sorprese.
E non mi stupirebbe se proprio gli inglesi li chiamassero a suonare dalle loro parti
per ritrovare il mordente che a quanto pare loro hanno perso.

Cactus? – Sorry for my accent Bandcamp

Balconica

balconica3-banner

Quest’anno EUBPDV è lieto di annunciarvi che entra a far parte dei sponsor di Balconica, festival dei balconi che si tiene a Futani (SA) nel cuore del parco nazionale del Cilento.

Eh si avete letto bene amici miei; Festival dei Balconi. Infatti gli artisti accreditati all’evento non si esibiscono su un palco ma bensì sui balconi delle case del paese. L’idea di base mi aveva già convinto ma ho deciso di sostenerlo per altre due ragioni. In primis, non ha solo un valore musicale ma anche umano; infatti aiuta a contrastare lo spopolamento dei piccoli borghi, fenomeno in aumento in particolare nel sud Italia. I giovani per trovare lavoro o per continuare gli studi sono costretti a spostarsi nei centri urbani. Balconica invece coinvolge direttamente i cittadini nella realizzazione del festival attraverso workshop e altre attività rendendo accessibile ai ragazzi il mondo dell’arte. Secondo, l’evento è un momento di aggregazione tra gli artisti e gli abitanti di Futani. Cosa che non ho visto a molti eventi estivi qui nel veneto a cui ho partecipato, dove nascevano sempre discussioni tra le due parti. Invece in questa particolare occasione vengono offerte le originali location per le esibizioni.

balcone

Ma adesso basta tergiversare e parliamo un pò del festival. Balconica festeggia quest’anno la sua terza edizione e possiamo dire che è strutturata circa sempre alla stessa maniera. Gli artisti chiamati per l’evento cominciano ad esibirsi sui balconi dalle 17:00 fino a tarda notte. Durante la giornata si alternano musica live, teatro, workshop, incontri e presentazione di libri. La cosa più bella è che tutto questo è reso possibile dalla volontà di un collettivo di ragazzi che ogni anno s’impegna per organizzare il festival e sono sempre loro che reperiscono il budget tramite una campagna di crowdfunding e degli sponsor. L’idea nasce nella mente di Mariagrazia Merola mentre passeggia per le strade di Friedrichshain a Berlino e vede suonare dei musicisti sui balconi delle case pensando quanto sarebbe bella una iniziativa analoga nella sua città. Tornata a Futani e con i pochi mezzi a disposizione nell’ Ottobre 2014 organizza la prima edizione del Balconica ottenendo un ottima risposta di pubblico. In seguito il festival ottiene maggiore visibilità e importanza confermata dal gemellaggio con i soci Mccs del Concertino del Balconcino ospiti nella scorsa edizione. Sembra che niente possa fermare questi ragazzi che anche quest’anno tornano con una carrellata di musicisti di ogni genere. Qui sotto trovate la locandina ufficiale e un elenco di tutti gli artisti accreditati all’evento.

balconica3-flyer

MUSICA:

Per la prima volta in Campania il Johnny Dal Basso, one-man band Psychobilly dall’animo Blues. Vanta un background di oltre 130 concerti sparsi per lo stivale e di aver aperto a gruppi del calibro di I Cani, Omar Pedrini e Calexico. Ha pubblicato a Febbraio il suo secondo disco “IX” anticipato da un pre-release tour chiamato “Copia Pirata”, 12 concerti dove sono stati vendute 100 copie con un speciale packaging senza però rivelare la copertina ufficiale.

Stilisticamente contrapposte le In versione Clotinsky, power duo tutto al femminile composto da Vale (Valeria) e Valli (Valeria) che propone un ibrido di desert-drum e break-pop difficile da descrivere ma impossibile da non ascoltare. Il loro ultimo lavoro “Taxi” più che un disco è un viaggio alla ricerca della libertà.

Attenta alle proposte musicali della zona, Balconica vuole essere anche vetrina per le band del Cilento. Dall’ Alto Cilento arrivano i The Karma’s Circle: Carmine Petraglia e Francesco Vairo (chitarra/ukulele) e il “contastorie”Domenico Monaco con il suo Potatour; sempre cilentano il progetto In The Loop del polistrumentista Alessandro Galdieri e la cantate Valentina Schiavo, così come la magia Flower Power dei Lu.Ce & The Wigs e il rock ‘n’ roll dei The Bordello Rock ‘n’ Roll Band. Arrivano da Casalvelino i Juke Jointers, two man boogie blues band; ancora autoctoni Graziano Tambasco & Tarantella Express, il cantautore Martino Adriani, che presenterà i brani tratti dal suono nuovo album in uscita; la post-psichedelia di montagna di Rox in technicolor, e ancora Contrabbandieri D’Ammore, Riccardo Ruocco Dj e Alessandro VallettaRitornano sui balconi di Balconica anche Silvia Scarpa e Francesco Bianco con il progetto ISOLARE, performance di suono e corpo.

TEATRO:

Il festival, quest’anno, vede in scena il particolarissimo Pinocchio ideato dal regista napoletano Pino Carbone: un Pinocchio che si nasconde tra il pubblico, in scena la Fata Turchina, la Volpe ed il Gatto tra favola, vita, desiderio, ostacoli e i rimpianti, ambizioni e speranze. Un Pinocchio che somiglia a Balconica, un punto di vista inconsueto sull’arte e sulla vita.

Biancarosa Di Ruocco scrive:
Partecipo a balconica perché ho nostalgia dei comizi elettorali quando si facevano dai balconi… nu veru tiatru. Monologo tratto dallo spettacolo “umano troppo umano ” scritto da Fiorenzo De Vita.
Il monologo composto da 51 strofe in rima , in maniera grottesca e non privo di cinismo, è una presentazione dell ‘uomo medio, condizionato da quanto gli viene imposto dai mass media e da una comunicazione imposta. L’uomo che si spersonalizza, omologandosi a stereotipi imposti. Il venditore è uno schiaffo in pieno viso ma anche uno spunto di riflessione…

Rossetto, ventaglio di piume, petali di rose e tanta ironia per la protagonista Thalia Rouge, Burlesque Performer che, per Balconica, diventerà Maruzzella, compagna di vita di Carosone.

ARTE:

Nella piazzetta di Futani alle ore 19:10 il direttore editoriale della rivista ziguline, Maria Caro, presenterà il libro di Federica Belmonte, “Leggende della Street Art”, un viaggio inconsueto attraverso i luoghi e le voci della street art, una linea immaginaria che parte dai pionieri Blek le Rat, Pignon-Ernest e Jef Aérosol e arriva a Banksy, Obey the Giant, JR e altri, e che invita a riscoprire le strade delle nostre città con uno sguardo completamente nuovo. Saranno presenti anche la grafica Annalisa Mandarino, la disegnatrice e ritrattista Maria Antonietta Sparano ed a immortalare i momenti più salienti del festival il fotografo  Toni Clik Palladino.

Ci tenevo a parlarvi di un progetto che seguo da molto tempo sui social; BAM!-Bottega Artistico Musicale, con il punto esclamativo, è uno spazio pubblico autogestito in località Mocchie a Sapri, all’interno dell’ex falegnameria comunale in Via Josè Ortega.
Il progetto nasce nel 2012 con l’intento di creare un luogo di incontro e di socialità per i musicisti e le persone che amano la musica. L’intero percorso è stato condiviso fin dal principio, attraverso incontri partecipati, eventi di autofinanziamento, un cd con gli artisti locali (con locandina a concorso aperto) e infine un intenso cantiere di autocostruzione.
BAM! si pone come punto di aggregazione e di bottega open source, di spazio dunque della creazione, della sperimentazione, del confronto, della diffusione di cultura, controcultura, musica e saperi. Lo scambio è elemento di conoscenza collettiva, rimettendo al centro i desideri e la felicità di uno spazio di libertà ed espressione.
Le iniziative, le attività e i progetti all’interno di un luogo flessibile e polifunzionale partono da una sala prove musicale, una sala di registrazione, una sala di registrazione, uno spazio per concerti live e dj set per arrivare alla webradio, teatro, cineforum, presentazione libri e reading, workshop e formazione, ballo, esposizioni, mostre, performance e incontri. Tutte le attività saranno accessibili e senza scopo di lucro.
BAM! è stata pensata con il supporto di tanti amici, musicisti e professionisti costruendo una grande rete di relazioni, locali ed extralocali.

Se anche voi volete sostenere i ragazzi di Balconica andate sulla loro pagina e aderite alle future raccolte fondi in modo da rendere possibile anche l’anno prossimo questo bellissimo evento.

Gioco della Torre: Cani dei Portici

 

Cani Dei PorticiVi svelo una piccola chicca: quando ho deciso di creare EUBPDV accesi il pc e cominciai a cercare nuove band da ascoltare e proporre alle poche persone che al tempo mi seguivano. Il PRIMO risultato fu una band di Bologna con un banner rosso fuoco e la scritta; CANI DEI PORTICI- CAVE CANEM. Mi dissi: “Si, dai proviamo” poi premetti play. Sappiate che da quel giorno non mi sono più separato da loro. Non ho trovato un gruppo musicale ma un branco che mi ha accolto come un fratello. Per questo quando uscii il nuovo album “DUE” proposi un intervista a Demetrio Sposato (batteria) e Claudio Adamo (chitarra e voce) ma mi pentii subito dopo. Conosco così bene questi botoli che qualsiasi domanda scrivevo era superflua, sapevo già la risposta. Così ho deciso di movimentare le cose e sfidare Demetrio al gioco della torre. Le regole sono molto semplici: ci sono due oggetti/persone/cose in cima ad una torre, scegli cosa salvare e cosa buttare giù.

EUBPDV: Cani dei Portici VS i Cani

DS: Credo si tratti di razze di cani differenti, wof.

EUBPDV: Cani dei Portici VS Ornaments

DS: Ornaments, sia per me che per Claudio una delle cose più belle sfornate dall’Italia. Degli incredibili musicisti, oltre che nostri amici.

EUBPDV: Tortoise VS Alice in Chains

DS: Gli Alice In Chains sono stati una delle mie influenze principali in assoluto, il cosiddetto Tripod (il disco omonimo) mi ha probabilmente influenzato anche oltre il lato prettamente musicale.

EUBPDV: Alice in Chains – DIRT VS Nirvana – NEVERMIND

DS: In Utero.

EUBPDV: Kurt Cobain VS Layne Staley

DS: Sei davvero il peggiore. Forse Kurt ma per il semplice fatto che l’ho scoperto a 13 anni e quindi mi ha fottuto il cervello. Ma Layne è un altro pezzo di cuore.

EUBPDV: Grunge VS Indie

DS: Stai parlando con uno che ha l’armadio pieno di camicie di flanella e magliette a righe. Per me Seattle è la capitale del mondo

EUBPDV: Cave Canem VS Due

DS: Due. Rispecchia meglio le attuali sonorità e consistenza dei Cani Dei Portici. Che sospetto evolveranno ulteriormente.

EUBPDV: Koe Records VS E un brutto posto dove vivere

DS: Anche Koe Records è un postaccio, quindi direi entrambe.

(KOE RECORDS è la label/distro a “basso profilo”di Demetrio mentre E UN BRUTTO POSTO DOVE VIVERE è la confusionata label/distro del sottoscritto. Abbiamo cominciato assieme e mi piace pensare di averlo plagiato in qualche maniera)

EUBPDV: Tape VS CD

DS: Per me tape. Claudio direbbe vinile invece. Io adoro le cassette, la loro forma, la loro confezione, il suono che emettono.

EUBPDV: Formato fisico VS Formato digitale

DS: Mmmh, domandona. Io non sono un collezionista accanito di dischi fisici, e siccome credo anche che la musica debba essere il più accessibile possibile, direi digital, anche in virtù del fatto che sembra essere ciò che il futuro prospetta. Io in genere prediligo l’acquisto delle magliette dei gruppi, quelle sì che le colleziono.

EUBPDV: Crotone VS Bologna

DS:Questa è un tema troppo complesso per il sottoscritto. Posso dire che amo alla follia il posto di cui sono da molti anni cittadino, ossia Bologna.

EUBPDV:  Nintendo 64 VS Wii

DS: Come sai sono un nerdaccio, e redattore per NintendOn. Il Nintendo 64 ha fatto la storia, ma io mi sono goduto più intensamente la Wii. Un titolo su tutti di quella piattaforma: Zelda Twilight Princess; ma una menzione particolare va anche al folle No Mo Heroes. Fermo restando che amo le Xbox, e le console portatili (ho infatti quasi sempre con me il mio fedele Nintendo 3DS).

Pagina Facebook

Pagina Bandcamp

Intervista: ALx – Ministro del Caos

A L X

Quando conobbi Alex capii subito di essere davanti ad un artista perchè come recita quel famoso modo di dire: la linea che separa genio e follia è molto sottile e nel suo caso pure inesistente a parer mio. Dove noi comuni mortali sentiamo rumore lui percepisce musica, dove noi vediamo arcane figure lui vede arte. Con questa visione del mondo nasce il suo alter ego ALx che supera i normali canoni di bellezza e li capovolge\li distrugge creando opere che sfidano l’arte stessa. Se avete occasione andate a vedere una delle sue esposizioni ne vale la pena. Io e mio socio Dottor Z di Scaglie di Rumore siamo rimasti così colpiti dai suoi lavori che spesso lo abbiamo ingaggiato per gli artwork delle nostre cassettine. Ma ALx non è solo questo: è un cantante hardcore, un musicista noisecore e manager di una netlabel.

EUBPDV: Come nasce ALx?

 

ALx: ALx nasce dieci anni fa . È semplicemente un’ abbreviazione del mio nome reale . Volevo racchiudere tutto ciò che faccio sotto un nome, un tag e da lì è nato tutto.

EUBPDV: Da diversi anni segui la scena hardcore ti sei appassionato prima alla musica o all’arte di questo genere?

ALx: La musica e l’arte nella mia vita sono sempre stati dei grandi interessi .
È difficile individuare quale dei due aspetti mi abbia appassionato di più nella scena hardcore punk .
La mia visione è che musica e arte si completino e viaggino sullo stesso binario.

EUBPDV: Quanto influisce la musica nei tuoi disegni?

ALx: La musica influisce molto, quando disegno però non ascolto generi musicali veloci o aggressivi perchè mi rendono frenetico, devo tenere a bada la mia impazienza, irruenza, quella voglia di finire tutto subito . Ascolto generi più tranquilli !

EUBPDV: Utilizzi diversi stili di disegno: mano libera, pittura, acquerelli, computer grafica; c’é un collegamento tra il tipo di tecnica che utilizzi e quello che vuoi esprimere?

ALx: Trovo noioso fare sempre le solite cose, è bello mettersi in gioco provare ad imparare. Essendo poi un autodidatta , mi diverto a sperimentare e utilizzare varie tecniche per migliorarmi .
Ciò che voglio esprimere ruota intorno alla materia e alla fisicità . Mi piace giocare con il caos e il kitsch , mi diverte andare contro i canoni artistici .

EUBPDV: Dove trovi l’ispirazione per le tue opere?

ALx: Da tutto ciò che riesce a darmi un segnale e a stimolarmi . La street art mi piace molto, ma i miei riferimenti artistici sono i lavori di Rauschemberg e l’art Brut (arte grezza) .

EUBPDV: Ho saputo che poco tempo fà sei andato al museo dei giocattoli a Praga, ti attira il mondo dei toys? Ti piacerebbe fare qualcosa in questo campo?

ALx: È un mondo che mi piace moltissimo, i video giochi, i giocattoli e i fumetti hanno fatto parte della mia gioventù e ne sono ancora molto attratto . Sarebbe stupendo poter creare qualcosa che poi qualcuno può utilizzare per divertirsi e magari fargli vivere qualche avventura, nella vita comunque non si può mai sapere quindi vedremo.

EUBPDV: Oltre a disegnare, canti nel gruppo hardcore Vicentino “The Nutries“, hai diversi progetti noise, gestisci la tua etichetta virtuale “Sputo Records” e presumo che come tutti noi hai un lavoro ordinario per mantenerti. Mi spieghi dove trovi il tempo per fare tutto questo?

 

ALx: Bellissima domanda . Sono una persona che sta ferma solo quando dorme (risate) . Ogni minuto libero lo dedico a quello che mi fa star bene : disegnare, scrivere testi o sperimentare con i miei distorsori. Ho un lavoro con degli orari non convenzionali che mi permette di organizzarmi e fare tutto ciò che mi interessa . È anche vero che dedicarsi a tutto è difficile perchè oltre ai The Nutries ho un progetto noise “Sexy Crocodile For Dinner” dove mi diverto a creare rumori e qualche altro progetto meno serio . Se tutto va come progettato, quest’anno uscirò con un nuovo progetto ( un duo ), al momento non ne posso parlare, ma coinvolge un tuo intimo conoscente (risate) una cosa molto rumorosa e veloce ! C’è poi la Sputo Records, nata per far uscire tutto quello che creavo, ma alla fine mi sono ritrovato a far girare materiale di amici e non e ogni tanto a collaborare con il Collettivo Scaglie di Rumore.

EUBPDV: Come mai hai scelto di fondare una “netlabel” piuttosto che una etichetta convenzionale?

ALx: Anni fa mi sono innamorato della Grindcore Karaoke la netlabel di James Randall cantante degli Agoraphobic Nosebleed . Ed è stato li che ho deciso di provare a creare una mia netlabel . Il formato digitale è veloce e come sai arriva ovunque ed è questo ciò che mi affascina. Come ti dicevo prima l’idea era di far uscire il mio materiale noise e poi dopo essere stato contattato da vari gruppi ho deciso di provare a fare qualcosa di più ampio.

 

EUBPDV: Cosa ti aspetti dal futuro? Hai qualche progetto in cantiere? Ti sei fissato degli obbiettivi.

ALx: Quest’anno con i The Nutries registreremo il quarto cd e come ti dicevo prima se tutto va in porto esce la prima demo di questo nuovo progetto . Obiettivi precisi non ne ho, spero di riuscire a fare qualche piccola esposizione e di divertirmi come ho fatto sino ad ora creando e suonando, anzi, rumoreggiando (risate) .

 

EUBPDV: Credo sia l’intervista dove ho riso di più in assoluto. Grazie per il tempo che mi hai concesso chiudi l’ intervista come meglio credi.

ALx: Grazie a te per lo spazio, ci si beccha in giro!!! Ciao!

Qui sotto trovate i vari link alle pagine di ALx:

ALx Deviantart

ALx Tumblr

SEXY CROCODILE FOR DINNER Tumblr

SPUTO RECORDS Bandcamp

SPUTO RECORDS Tumblr

E in esclusiva per E UN BRUTTO POSTO DOVE VIVERE ALx mi ha donato questi due poster che potete scaricare gratuitamente qui sotto, stampare e appendere nella vostra cameretta.

https://mega.nz/#!BJdDFLKD

https://mega.nz/#!URsmxTKI

Intervista: Soviet Ladies

Soviet LadiesCosa vuol dire “Local Hero”? Si intende, in ambito musicale, un gruppo locale che dopo tanti anni di attività riesce a raggiungere una certa fama/prestigio diventando un icona della zona in cui vive. Ecco non riuscirei a trovare altra descrizione per il trio Cittadellese composto da: Gastone “Belsen” Penzo alla voce, Matteo Marenduzzo alla 6 corde e Luca Andretta al basso meglio conosciuti come Soviet Ladies. Il 20 Novembre è uscito il loro primo album in studio dopo 9 anni dalla nascita della band e ho contattato Matteo, chitarrista e boss indiscusso dei “Dischi Soviet Studio” etichetta per cui esce il disco, per parlare del nuovo lavoro.

EUBPDV: Ciao Matteo benvenuto in questo “brutto posto” questa domanda era da parecchio che volevo fartela: Come mai erano stati “ibernati” i Soviet Ladies nel lontano 2006? E perchè avete aspettato fino ad ora per farli risorgere?

 

MM: Caro Fabio, intanto è un piacere poter rispondere ad alcun domande per la tua webzine, che sosteniamo e seguiamo spesso.
I Soviet Ladies sono stati “ibernati” per diversi anni senza una vera e propria motivazione: siamo partiti con grande spirito proponendo uno stile musicale più vicino al post punk rispetto a quanto ora si possa sentire sul nostro disco d’esordio, e nel giro di un anno abbiamo prodotto una decina di brani, portandoli anche dal vivo nei locali del Veneto e non solo.
Forse non tutti i componenti erano “stilisticamente affini” al progetto, quindi abbiamo avuto vari avvicendamenti di line up. L’amicizia, che non è mai mancata nonostante le vicissitudini musicali, ci ha portato a frequentarci spesso anche successivamente alla scissione, e, dopo qualche anno, davanti ad una vellutata di cipolle preparata da Luca (il bassista), abbiamo deciso di riprendere in mano alcuni pezzi vecchi e di affrontare la scrittura di brani inediti, con una consapevolezza musicale probabilmente anche più matura, non tanto, o non solamente, dal punto di vista artistico, ma piuttosto in merito ad obiettivi da raggiungere.
La nascita della Dischi Soviet Studio poi, etichetta in cui tutti operiamo con ruoli diversi, ci ha dato la spinta poiché l’uscita di un nostro disco diventava una concreta possibilità.

EUBPDV: Molti della scena Indie Patavina (compreso il sottoscritto) sono in grande attesa per il vostro primo full-lenght cosa potete dirci in merito?

MM: Addirittura molti? Beh, è quello che ci auguriamo!
Il nostro disco, pur coerente come sonorità durante le 10 tracce, si compone di brani danzerecci italo disco (come qualcuno ha simpaticamente scritto), ma attraversati da una new wave crepuscolare e quadrata, che talvolta si dilata in aperture tra lo shoegaze e il pop più etereo e onirico (a la Mazzy Star per intenderci, anche se Gastone ha un’attitudine vocale che arriva dal punk, elemento che credo ci caratterizzi).

EUBPDV: Nel disco ho riconosciuto un pò di indie rock matrice british, synth pop dai spumeggianti 80’s e shogaze; è stato difficile amalgamare il tutto per trovare il giusto sound?

MM: Inizialmente il lavoro è stato quello di capire che direzione prendere, visto che i nostri riferimenti musicali sono sempre in ambito indipendente, ma piuttosto differenti nelle sfumature.
Pian pianino, proponendo anche ascolti comuni fatti in saletta, abbiamo trovato una nostra quadratura del cerchio, e siamo rimasti molto soddisfatti del risultato, quindi abbiamo cercato di affinare sound e caratteristiche peculiari che trovavamo funzionassero.
Tutto quello che hai colto è sicuramente parte integrante del nostro bagaglio di ascolti musicali, e non potrebbe essere altrimenti: tutti abbiamo una certa età, e abbiamo vissuto con passione gli anni ’90 in diverse declinazioni, in particolare il britpop, e siamo sempre stati legati a certi tastieroni che hanno trovato negli anni ’80 il loro terreno fertile!

EUBPDV: Il nome della band e anche alcune canzoni contenute in esso (Kiev, Cyberia) richiamano ad un immaginario del colosso est europeo, questo influisce nella scrittura dei testi o è solo a livello scenico?

MM: Per questa domanda cedo la parola a Gastone e Luca, gli autori a quattro mani dei testi.

LUCA: Per quanto riguarda i testi, il richiamo all’URSS nella maggior parte dei casi è essenzialmente una metafora. In “Cyberia”, ad esempio, parliamo della facilità di perdere il contatto con persone care a causa della frugalità dei rapporti, a cui  ci portano i mille doveri, obblighi e distrazioni quotidiane. Il titolo è ironico e richiama la terra dei gulag, in cui si veniva condannati ai lavori forzati, e la nostra cyber vita fatta di rapporti via whazzup

EUBPDV: Oltre alla release del disco fissata per il 28 Novembre al Color Cafè di Bassano del Grappa, avete altre date in programma? Un mini tour magari?

MM: Il 28 avremo la presentazione appunto al Color Cafè, locale a cui sono molto legato, che mensilmente propone una serata dell’etichetta, da quest’anno affiancata anche dagli amici di Dischi Sotterranei e dalla webzine cittadellese Punk Vanguard.
Al momento stiamo fermando altre date, ma di date certe, al momento in cui scrivo, non ce ne sono.
La speranza è di valicare i confini veneti, e, in questo senso, fortunatamente abbiamo trovato alcuni promoter che hanno apprezzato il disco.

EUBPDV: Secondo me avete le potenzialità per suonare fuori dall’Italia, come li vedi i Soviet Ladies in giro per l’europa?

MM: Francamente uno dei nostri sogni è proprio quello di poter fare un tour all’estero (ci piace molto anche suonare in Italia ad ogni modo).
In questo senso ci adopereremo, prossimamente, per assoldare un ufficio stampa che lavori esclusivamente fuori confine.

EUBPDV: Oltre alle band storiche ci sono gruppi più recenti che stimi particolarmente?

 

MM: La lista è piuttosto lunga, ma cercherò di scrivere magari le più significative.
Non posso non citare i Six By Seven, capitanate dal frontman Chris Olley, sentiti per la prima volta al Pedro a Padova di spalla agli International Noise Conspiracy: credo proprio in quel momento di aver capito che avrei formato una band, prima o dopo. Suggerisco magari l’ascolto dell’album che a suo tempo mi folgorò: “The Way I Feel Today”, del 2002.
In ambito internazionale stimo moltissimo Mogwai, The National, Low, seguiti dal vivo più volte, la voce di Hope Sandoval (e non solo quella), ultimamente Tame Impala e Beach House, passando poi per Flaming Lips e Slowdive.
In ambito italiano sono molto legato al rock d’autore degli Afterhours, ma apprezzo moltissime cose della scena indie italiana moderna, anche veneta, come Valentina Dorme, Red Worms’ Farm e Northpole, le uscite Shyrec e Fosbury.
Chiaramente sono legatissimo a tutte le produzioni Dischi Soviet Studio.

EUBPDV: L’album esce per la tua label la “Dischi Soviet”,raccontaci com’è gestire una etichetta indipendente in Italia.

MM: Ti ringrazio per questa domanda. Gestire una piccola etichetta indipendente oggi spesso è un lavoro che si fa per pura passione e amore verso la musica, piuttosto che per il profitto.
Questo permette libertà affascinanti, una completa indipendenza artistica che spesso fa gola alle band, che possono esprimersi senza scendere ad alcun compromesso, e a mio avviso questa deve essere la forza di realtà come la nostra. Il rovescio della medaglia è che purtroppo non ci sono particolari fondi per finanziare il disco nella sua interezza, e non parlo solo di registrazione (nel tempo abbiamo approntato uno studio in seno all’etichetta, che ci permette spesso di abbattere i costi in questo senso), ma di tutto quanto sia necessario per un’uscita discografica completa, quindi artwork, stampa copie, videoclip eventuali, shooting fotografici, ufficio stampa… In seconda battuta poi, arrivati alla soglia dei trent’anni, continuare a suonare nella nostra attuale dimensione significa avere anche un lavoro che ci permetta di vivere e finanziarci, quindi il tempo da dedicare alla produzione di musica deve ritagliarsi tra altri impegni, e non può essere preponderante come in band che riescono a fare della musica una professione. Per concludere devo ammettere che, al di là delle oggettive difficoltà, gestire un’etichetta è anche esperienza che riserba inaspettati divertimenti, oltre alla conoscenza di personaggi assolutamente eccentrici. Non voglio poi soffermarmi sulla tremenda difficoltà, al giorno d’oggi, nel dare una minima visibilità ad ogni uscita: abbiamo deciso di essere “alternativi” nel panorama musicale, siamo sempre in trincea, abituati a lottare fino ai denti per briciole, e la cosa un po’ ci piace pure. Il business è da un’altra parte, ma forse la qualità ci dà ragione, e questo ci basta.

EUBPDV: Viviamo nell’era digitale ormai chiunque con un computer può fare musica e diffonderla questo a tuo parere stà penalizzando il mondo musicale o è uno stimolo per i gruppi a emergere dalla massa?

MM: Domanda assolutamente interessante. Il mio punto di vista è che l’avvento del digitale abbia dato potenzialmente un incredibile aiuto ai gruppi, anche se con qualche possibile tranello. Senza entrare però nel dettaglio degli aspetti tecnici (curando anche diverse registrazioni in prima persona, come ad esempio quest’album dei Soviet Ladies, mi rendo conto di poter essere molto pesante sull’argomento, anche se non a livello di alcuni forum di home recording), trovo che adesso sia veramente possibile per un bacino di musicisti molto più ampio che in passato dare libero sfogo alla propria creatività. Il problema a mio avviso risiede da un’altra parte, e sta nel crollo ormai irrimediabile del supporto fisico, sia esso cd o vinile. Il supporto fisico “imponeva” in qualche modo un ascolto più approfondito: era necessario avere un impianto stereo, possibilmente di buona qualità, comprarsi un album, magari spendendo il giusto, sedersi su una poltrona ed ascoltare, leggere i titoli dei brani, approfondire eventualmente i testi. La musica non diventava un sottofondo musicale ma piuttosto era l’aspetto principale, il piatto prelibato a cui dedicare tutte le attenzioni. Ecco quindi l’emozione nel carpire arrangiamenti affascinanti, riff di chitarra indimenticabili, vivere profondamente i testi. Credo che molta di questa dignità la musica l’abbia perduta per il modo in cui ci poniamo verso essa: ora è già tanto se la si ascolta sulle casse del computer, come semplice sottofondo mentre si fanno altre 5 cose contemporaneamente, e cosa può rimanere di brani percepiti in questo modo? Purtroppo trovo che al giorno d’oggi ci siano svariate band con molte cose da dire, ma rimangono in pochi quelli capaci di ascoltarle.

EUBPDV: Domanda d’obbligo: Si può vivere di sola musica? Mi spiego meglio:suoni in una band e gestisci una label questo ti permette di pagare le bollette o bisogna sempre scendere a compromessi con la realtà di un triste lavoro d’ufficio?

MM: Credo in parte di avere già risposto a questo argomento nelle domande precedenti. Che si possa vivere di sola musica è indubbio, altrettanto oggettivo è che chi si propone di fare di una band che scrive musica originale un lavoro, è raro che abbia fortuna. Raro non significa ad ogni modo impossibile. Personalmente il tempo che impiego per etichetta e band è senz’altro in linea a quello che potrebbe essere un normale impiego, ma, nel frattempo, sono principalmente farmacista (oltre che gestore di un distributore di preservativi e ammennicoli erotici), il che m permette di sfogarmi con il gruppo e di avere un tetto e un piatto di cibo!.

EUBPDV: Grazie per aver risposto alle domande e sentiti libero di chiudere l’intervista come meglio credi.

MM: Ritengo di essere stato piuttosto verboso come sempre.
Non posso che consigliarvi di acquistare i dischi originali, e di fare un salto sul sito della Dischi Soviet Studio (tra l’altro sarà completamente rinnovato da fine Novembre), luogo virtuale in cui trovare tutto lo scibile di quanto  prodotto dal 2010 ad oggi.

Pagina Facebook

Pagina Bandcamp

Roller Derby

Roller Derby

Ho scoperto lo sport più figo e sexy del mondo intero: il Roller Derby.

Se avete visto almeno una delle due versioni del film “Rollerball” o, ancora meglio, “Whip It” con Drew Barrymore, sapete già di cosa sto parlando. Per tutti gli altri ecco una piccola delucidazione: Il Roller Derby è uno sport in cui due squadre di pattinatori a rotelle si affrontano su di una pista di gioco circolare. Tale sport è nato e in passato molto praticato negli USA. Vi starete chiedendo ma perchè sexy? Perchè questo sport è esclusivamente femminile, legato agli ambienti della musica Punk e Heavy Metal cioè dove le ragazze non si fanno grossi problemi a esibire lividi e escoriazioni. Si tratta di uno sport dai connotati davvero particolari; mescola violenza e aggressività ad un look ben preciso punk con qualche sfumatura da pin-up rockabilly. Casco, protezioni, paradenti e pattini mixati con calze a rete, top, hotpants, minigonne, tatuaggi, trucco e acconciature eccentriche…..Mmmm non fatemi aggiungere altro!
r629786_4284235

Ma facciamo un piccolo passo indietro e parliamo delle origini di questo sport: nasce nel 1935 come una semplice gara di skaters, in seguito Leo Selzer, un imprenditore, pensò che vista la violenza del gioco, una partita poteva essere presenziata come uno spettacolo di moderni gladiatori. Nel 1949 fu prodotto dalla Paramount un cortometraggio intitolato “Roller Derby Girl” che venne nominato all’ Academy Awards nel 1950. Il periodo d’oro di questo sport fu tra gli anni ’50 e ’60 con un seguito di più di 30.000 persone negli USA. Nel 1975 uscì “Rollerball”: il film è ambientato nel 2018 in un mondo comandato non più da governi ma da un unione di “Corporazioni” controllate da “Dirigenti” e la base della vicenda sono gli incontri di un futuristico Roller Derby. Alle riprese della pellicola parteciparono diversi professionisti di questo sport tra cui John Beck che riuscì a girare molte scene senza l’ausilio della controfigura come citato nei titoli di coda del film per la prima volta nella storia del cinema. Lentamente però perse seguito e visibilità dai media.

Oggi, come detto, è tornato in veste esclusivamente femminile e nel 2002 John McTiernan girò un remake dell’omonimo film del 1975 che non riscosse molto successo seppur con una colonna sonora d’eccezione: Slipknot, Rob Zombie e Chris Vrenna. Il fulcro della rinascita di questo sport è stato Austin nel Texas, dove nel 2006 è stato addirittura prodotto un reality show sul Roller Derby. Oltre che negli Stati Uniti e Canada negli ultimi anni anche in Australia ha conosciuto un discreto successo di pubblico, mentre in Europa continua ad essere uno sport di nicchia eccezion fatta per Regno Unito e sopratutto Francia dove si contano oltre 100 club e un crescente numero di eventi. A quanto pare le parigine ne vanno matte!Roller-derby-Women-16

Le regole sono molto semplici: in una pista di pattinaggio circolare si affrontano due squadre composte da 5 elementi. Un “Jammer” e quattro “Blockers” di cui uno è un “Pivot” cioè può diventare “Jammer” durante la corsa. All’inizio della sfida i Blockers cominciano a girare in tondo nella pista; i Jammer, entrati in un secondo momento avranno il compito di superare tutto il gruppo per una volta dando inizio alla gara e di sorpassare nuovamente tutti i membri della squadra avversaria il maggior numero di volte possibile. A ogni contendente superato la squadra del Jammer avrà diritto ad un punto. I Blockers possono difendersi dagli attacchi dei capitani ostacolandoli con spallate e ancate, sono vietati naturalmente spintoni o sgambetti, pena l’espulsione. Apparentemente è un attività sportiva molto violenta ma in realtà è ben regolamentata anche se ovviamente sono frequenti scontri e cadute che costano contusioni o fratture.ROLLER DERBY RULESUn idea di cosa può diventare il Roller Derby lo danno le “Lilac City Rollergirls” di Spokane (Washington) diventate vere e proprie beniamine della città non solo per le la loro abilità nel campo da gioco ma anche per la loro inconfondibile bellezza. Da citare la rivista “Blood and Thunder Magazine” che si dedica alla nuova vita della scena con articoli sugli eventi, partite, interviste ai team e alle skaters. Di recente ha creato un suo merch con t-shirt, felpe, camicie, berretti con stampati slogan e loghi del settore. Se siete interessati date un occhio al loro shop on-line.

Anche l’Italia è stata contaminata dall’espansione dello sport e se controllate su Internet potrete vedere che praticamente ogni città vanta la sua squadra. Io per patriottismo nomino le “Criminal Bullets” e le “The Anguanas” rispettivamente le squadre di Padova e Vicenza (essendo nel mezzo non sono riuscito a sceglierne una). Non solo: quest’anno è stata selezionata una squadra nazionale che ha partecipato (per la prima volta nel nostro bel paese) ai mondiali di Roller Derby a Dallas. Il 16 settembre al Giardino delle Culture di Milano è stata proiettata la prima di “Italian Jam” il primo documentario sul mondo del Roller Derby femminile in Italia e dell’ esperienza al campionato del mondo. Lo short documentary (short perchè dura una mezzoretta circa) diretto da Michele Comi e supportato dal brand Sun68 trasmette la passione delle ragazze per questa disciplina che non è solo un passatempo ma uno sport a tutti gli effetti. Qui sotto trovate il link per sbirciare:

ITALIAN JAM

Tenetevi la vostra Champions League e la Coppa Davis che io ho il Roller Derby.

Intervista: The Mescaline Babies

the mescaline babies band

Questa intervista è stata veramente sudata. Dopo una prima registrazione fatta su Skype ancora a Febbraio gettata dalla finestra per interferenze provenienti dal maligno in persona ho stalkerato i THE MESCALINE BABIES per il secondo round. Quando Kalle Darkal, chittarista della band mi avvisa con un messaggio che torna in Italia per una settimana al caldo (come già ribadito molte volte i TMB si sono trasferiti a Londra) lo convinco a trovarci  per rispondere alle mie domande. Tutto quello che leggerete qui di seguito è stato registrato nella segretezza della dimora di Kalle Darkal in una piccola cittadina Patavina.

EUBPDV: Presentaci un po la band.

KD: Io sono Kalle Darkal e suono la chitarra nei “The Mescaline Babies”. Attualmente la band è composta da Sydney Mars alla voce, Bill al basso (che ci stà aiutando nei live) e una new entry Sandra, batterista spagnola molto MOLTO brava.

EUBPDV: Ha da poco visto la luce il vostro nuovo disco “Primer”, cosa potete dirci in merito a questo nuovo lavoro?

KD: E’ stato una sofferenza registrarlo! (risate) Abbiamo avuto molti problemi tecnici a partire dal malfunzionamento di alcune apparecchiature fino al furto di un pc. Più precisamente quello che utilizzavamo per registrare.
Grazie a Dio avevo salvato tutto su un hard disk esterno altrimenti avrei detto “BASTA”
EUNBPDV: Basta sciogliamo il gruppo?
KD: Esatto sciogliamo il gruppo e registriamo live, fine. (risate) A parte gli scherzi, tenendo conto dei ritmi frenitici della vita e le pause dovute alle prove prima dei concerti tra composizione e registrazione dei pezzi ci è voluto più di un anno. Non è facile conciliare lavoro e musica, riuscire a trovare il tempo di comporre delle canzoni e registrarle. Ma alla fine c’è l’abbiamo fatta.

EUBPDV: Sono passati 3 anni dal precedente “Crush” come mai è passato così tanto tempo?

KD: Il primo anno abbiamo dato la precedenza all’attività live suonando in giro per l’Europa per promuovere Crush. Succesivamente siamo stati fermi per una mia crisi compositiva. Ho deciso di prendermi il tempo che mi serviva perchè non volevo fare un album “alla cazzo”. Poi come detto prima ci è voluto più di un anno per la registrazione di “Primer”, personalmente sono passati in fretta questi 3 anni. Speriamo per il prossimo passi meno.. tipo 2 anni e mezzo (risate).

EUBPDV: Una domanda un pò personale; se non ricordo male il vostro precedente lavoro era sotto label mentre il nuovo disco è autoprodotto. Come mai? Avete avuto una brutta esperienza sotto etichetta?

KD: Quando ci ha contattato la “Danse Macabre” personalmente non avevo dubbi, volevo firmare per loro e non me ne sono pentito. Inanzitutto ci ha dato molta più visibiltà e la possibilità di suonare a festival importanti come il Wave-Gotik-Treffen di Lipsia che è una vetrina molto importante per il nostro genere. E’ stata tutt’altro che una esperienza negativa e avremmo prodotto anche “Primer” per la “Danse Macabre” ma si sarebbe rivelato troppo costoso in definitiva.
Adesso con il web ci sono molte opportunita per una band di promuoversi senza doversi obbligatoriamente appoggiarsi ad una etichetta o casa discografica ma non è detto che sia migliore o peggiore, è diverso.
Il nostro è un esperimento, vediamo come và.

EUBPDV: Qui nasce una seconda domanda:Credete nel D.I.Y.(Do It Yourself)?

KD: Io credo nel D.I.Y. Infatti mi sono arrangiato nella registrazione di Primer. Per il missaggio invece mi ha aiutato, anzi mi ha salvato Enrico Billato detto “Bill” che adesso suona il basso nel gruppo. Ne approfitto per salutarlo. E poi non è detto che una label faccia per forza i tuoi interessi quindi in questi casi è meglio arrangiarsi. Noi siamo stati fortunati e abbiamo trovato sempre gente disposta ad aiutarci.

EUBPDV: Visto che avete vissuto l’esperienza di suonare in una band che propone un genere alternativo (nel senso non commerciale) sia in Italia che in Inghilterra, sono molto diverse le due realtà?

KD: Guarda sono stato a Lipsia di recente al Gothic Pogo Party e ho parlato con gente che arrivava da tutta europa e ho potuto appurare che quello che blocca un giro di band importanti in Italia è la mancanza di denaro. Far suonare un gruppo ha le sue spese (biglietti aerei/benzina/ecc) e purtroppo in Italia si è limitati.
Per esempio all’estero ci sono organizzazioni e colletivi che si appoggiano a persone che li finanziano mentre in Italia non ho mai sentito di una cosa del genere. O è il “tizio” che organizza per passione e spera di andare ALMENO a pari o c’e la ZED (risate)

EUBPDV: Non sò se l’avete notato ma portare avanti un progetto punk\metal\hardcore in Italia è difficile pensate che il trasferimento a Londra vi abbia dato maggiori possibilità?

KD: Si, Londra da più opportunità. Ci sono molti posti dove suonare ed essendo ben collegata puoi trovare più date in diverse zone della città ed è piu facile suonare all’estero.
Poi Londra è una delle più importanti capitali europee e ci abitano milioni di persone ed è più facile trovare qualcuno interessato a quello che facciamo.
EUNBPDV: Ma ci sono più persone disposte a venire o più persone che aprezzano quello che fate?
KD: Questo non lo sò! (risate) Per esempio abbiamo suonato di recente a Londra, il locale si è riempito ed è stata una bella serata ma non so dirti se la gente ci ha capito ma era lì a vederci.

EUBPDV: Cosa ne pensate della gente che scarica le canzoni da internet e non compra più i dischi?

KD: Beh che sono dei figli di p@#%&+# (risate) scherzo ovviamente. Ho vissuto in prima persona la rivoluzione Napster e l’era del file sharing ed ero il primo a beneficiarne. Finalmente potevo ascoltare tutta la musica che volevo senza dover spendere la mia paghetta in cd. Tuttora prima di comprare un disco prima lo ascolto, ci sono diverse piattaforme per ascoltare il disco in anteprima (youtube,bandcamp,Itunes) e se il disco mi piace lo compro e supporto l’artista altrimenti lascio perdere. Ingenuamente ero convinto che la gente avrebbe continuato a comprare le
copie fisiche dei dischi o almeno quelli che gli piacevano ma non credo di sbagliare se dico che l’ 85/90% delle persone lo scaricano,l’ascoltano e si fermano li.
Questo è un enorme problema per l’industria discografica che ha sterminato le piccole etichette indipendeti causando una limitazione di proposte musicali.
Infatti se accendete la radio o guardate i gruppi in giro propongono tutti la stessa cosa perchè è quello che compra la gente ma qui non si parla più di musica ma di un PRODOTTO, preparato e confezionato bene ma pursempre un prodotto. Dobbiamo cominciare a pensare al’acquisto della copia fisica di un CD a un modo per ringraziare l’artista se pensate che una registrazione decente in un bel studio si parla di minimo 10.000 € e quest’ultimo ti propone 12 pezzi a 10€ o 0,99€ a canzone non sta certo certo cercando di arrichirsi.
Faccio un appello: Comprate i CD che vi piacciono davvero, gli altri no ovviamente ma buttate via gli MP3.

EUBPDV: La vostra proposta musicale unisce diversi generi di conseguenza il vostro pubblico è molto eterogeneo, raccontateci la cosa più strana che è successa durante un vostro live.

KD: Ne sono successe tante…..
EUNBPDV: Sydney Mars ci ha raccontato delle tette!
KD: Ecco! Sapevo dove si andava a finire. Beh ve la racconto: Eravamo a suonare a Stoccolma, in Svezia, c’era un pubblico molto caloroso, molto presente e cominciava a pogare. Quando siamo partiti con due pezzi lenti c’erano due ragazze in prima fila che erano rimaste in reggiseno e hanno cominciato a strusciarsi e tutto (non sò cosa intendesse dire con TUTTO) e ho cominciato a pensare… va beh
EUNBPDV: Male non fà!
KD: Sicuramente! Anche perchè obbiettivamente erano molto molto carine però mi ricordo ancora che finchè ero lì a suonare e davanti a me c’erano queste due ragazze che si strusciavano e tutto (continuo a non averne idea) con questa canzone che avevo composto nella mia camera con la chitarra acustica non avrei mai pensato a una cosa del genere.
A parte questo niente di rilevante ma solitamente il pubblico è molto partecipe e questo ci fà piacere.
EUNBPDV: Le tette sono un buon annedotto. Anzi se volete possiamo fare un appello alle ragazze di Stoccolma se ci contattano che gli giriamo il vostro numero.
KD: Ma ce l’hanno il nostro numero. (risate) Comunque sono due bravissime ragazze.

EUBPDV: Grazie mille per il tempo che ci avete dedicato e chiudete l’intervista come meglio credete.

KD: Volevo dire due cose: Se volete ascoltare il nostro nuovo disco e casomai comprarlo lo trovate sulla nostra pagina di bandcamp oppure andate sulla nostra pagina Facebook dove troverete tutti i link.
La seconda purtroppo è poco piacevole. Oggi (l’11 Giugno esattamente il giorno dell’intervista) è morto Thomas T Cat batterista di una bellissima band inglese che si chiama ” Grooving In Green” e visto che sono molto amico della bassista volevo mandargli un abbraccio e ricordare Thomas in questa intervista.

Pagina Facebook

Pagina Bandcamp

Report Vintagemania 2015

Dal 22 al 24 Maggio si è svolta la nona edizione del “Vintagemania” a Bassano del Grappa, uno degli eventi vintage più belli d’Italia , ospitato nella suggestiva cornice di Villa Giusti del Giardino.
La villa risale alla metà del seicento e nell’ XVIII secolo è stata fulcro culturale e punto d’incontro di letterati e artisti. Quale location migliore di questa per ospitare il festival?
La tre giorni ospitava più di 50 espositori provenienti da tutta Italia disposti nei 2 piani della villa mentre all’esterno ci si poteva rilassare nel bar\ristorante e nei vari punti ristoro sparsi nello stupendo parco per godersi un aperitivo nel verde.
La sera invece ci si poteva scatenare con Dj set e concerti dal vivo.
Grande novità di quest’anno il “Dress Contest@Vintagemania” che nella giornata del sabato ha visto sfidarsi i concorrenti a suon di abiti vintage, con in palio per il vincitore un buono acquisto del valore di E 200,00.
Purtroppo il brutto tempo ha limitato le presenze ma domenica con il sole il festival è risorto in tutto il suo splendore. Anche l’obiettivo di EUBPDV era presente e queste sono le foto per voi.
P.S. Il signore molto fotogenico con i baffi è lo zio Paul. Andate a fare visita al suo Vintage Store in Viale Venezia, 16 a Bassano del Grappa; avrete la possibilità di curiosare e acquistare pezzi unici scelti dallo Zio in persona.
IMG_2800IMG_2801IMG_2817IMG_2887
Lo Zio Paul

Lo Zio Paul

IMG_2893IMG_2902IMG_2906IMG_2908IMG_2918IMG_2925

Psychiatric Circus

Psychiatric Circus

Pensandoci bene è cominciato come un virus, piano piano, in sordina, per poi crescere in maniera esponenziale.
All’inizio erano solo alcuni manifesti sparsi per Padova; in seguito sono arrivati gli articoli sui giornali e notiziari locali e in men che non si dica non si parlava d’altro. Di questo inquietante circo e del suo dissacrante spettacolo.  Personalmente la cosa mi attirava come la luce per le falene; convinsi un amico a seguirmi e mi procurai i biglietti. Nei giorni che precedettero lo spettacolo mi isolai dal mondo virtuale per evitare ogni tipo di anticipazione, in modo d’arrivare vergine alla sera dello show. Tutt’ora sono contento della mia scelta.

Psychiatric Circus è l’ultima follia prodotta dalla famiglia Belucci-Medini, che – forse tanti non sanno – è molto nota nel mondo del circo. Ha prodotto moltissimi spettacoli tra cui il Complesso Acquatico Bellucci e collaborato con con grandi nomi. Su tutti lo spettacolo Gormiti con Giochi Preziosi ed ha vinto in tutte le categorie il Festival Internazionale di Arte Circense di Bucarest nel 2012 con lo spettacolo Pirati -Alla ricerca della felicità senza fine. Tornati in Italia decidono di reinventarsi nuovamente unendo circo e teatro, creando per l’appunto Psychiatric Circus; un ibrido tra il Cirque de Soleil e American Horror Story, per intenderci. Traendo ispirazione dalla celebre horror series, il regista Daniele Volpin narra le storie degli sfortunati ospiti del manicomio cattolico di Bergen nei primi anni 50, raccontando anche fatti non troppo distanti dalla realtà come da lui ammesso in un intervista. “E’ uno spettacolo dalle tinte forti che racconta, con il filtro dell’arte, quello che purtroppo è realmente accaduto nei manicomi, dice il regista, ma il nostro obiettivo non è la riflessione profonda, non sarebbe la nostra competenza. Il nostro obiettivo è coinvolgere il pubblico e sopratutto divertire”.

La struttura è gestita da Padre Josef, un vecchio prete specializzato in psichiatria, che avendo poca fiducia nella medicina convenzionale predilige metodi di cura più persuasivi e dalle sue zelanti suore disposte a tutto pur di soddisfare la sua folle mente (e non solo quella). Durante il tour del manicomio faremo la conoscenza dei suoi ospiti: un maniaco sessuale, una donna che si crede una bambina, un sociopatico e il suo amico  immaginario, un clown che nasconde sotto la maschera un terrificante segreto, un domatore ossessionato da animali che non esistono e tanti altri. Tutti hanno gravi psicosi, schizofrenie o malattie mentali, ma ognuno di loro possiede un dono…. Un talento che lo rende unico. Infatti durante il corso della storia vengono messi in scena numeri complessi di acrobatica, verticalismo fachirismo e contorsionismo, realizzati da un cast internazionale di artisti spezzati da attimi di comicità come lo spogliarello stile “Full Monty” davanti a due spettatrici coinvolte.

Ci tenevo a fare una considerazione personale: da appassionato di musica mi è piaciuta la colonna sonora, un mix di pop e rock che ben si univa allo show, ma impossibile non nominare “Dominique” agghiacciante cantilena presa in prestito dalla già nominata series “American Horror Story Asylum” (canzone che Suor Jude – Jessica Lange – costringe ad ascoltare ai pazienti dell’Ospedale Psichiatrico di Briarcliff) che ben si amalgama al mood della serie e di conseguenza al Psychiatric Circus. Il brano nasconde una triste e macabra storia: l’autrice Jeanine Deckers era una suora, meglio conosciuta come Suor Sorriso che negli anni ’60 lottò contro la chiesa per far pubblicare questa canzone dedicata al fondatore del suo ordine, San Domenico. Il brano è un successo tale, che dalla storia della Deckers nel 1965 ne ricavano un film “The Singing Nun”. Dopo l’inaspettata fama decide di rinunciare ai voti per seguire la carriera di cantante ma il secondo album “I’m not a star” uscito nel 1967 è un tremendo flop e sparisce dalle scene. Si innamora di Anne Pecher, anche lei ex suora, e decide di fondare insieme a lei una scuola per bambini autistici ma il governo belga la chiuse perché pretendeva le tasse sui diritti musicali di “Dominique”, del valore, pensate, pari a 63000 mila dollari. Soldi che però andavano in realtà per intero al convento, in seguito all’accordo preso prima della pubblicazione. Così Jeanine ed Anna si ritrovarono sole, senza soldi e disperate. Il 29 Marzo del 1985 decidono di suicidarsi insieme con un overdose di barbiturici e alcool. La triste storia dell’autrice del brano aiuta il Psychiatric Circus a mantenere il suo alone di mistero e teatralità.

I biglietti sono disponibili su www.even4all.net e su www.vivaticket.it oppure potete acquistarli alla cassa prima dello spettacolo.
La carovana infernale è partita da Padova per poi fare tappa a Mestre e attualmente è ferma a Torino in Piazza d’armi fino al 19 Aprile poi si sposterà a Asti e Reggio Emilia, ma non preoccupatevi il tour toccherà le principali città italiane e Padre Josef prima o dopo troverà anche voi.

Sito ufficiale

Pagina Facebook