Intervista: Malkomforto

MalkomfortoAvendo un’ etichetta che tratta principalmente screamo/emocore a Padova il sodalizio con i Malkomforto era quasi scontato ma ci tengo a fare delle precisazioni. Da quando conosco questi quattro ragazzi (Federico, Alberto, Luca e Matteo) mi hanno sempre supportato e se questa piccola label è arrivata al livello in cui si trova ora è anche merito loro. Un’ altra cosa che spesso cito sul loro conto è che sono la rappresentazione fisica dell’emo: ovvero si fanno trascinare dai sentimenti e questo spesso ci porta in situazioni assurde. Ma è proprio questa genuinità a contraddistinguere la loro musica e anche se mi stanno facendo venire i capelli bianchi prima del tempo non la cambierei con nessun’ altra band in circolazione. Un ultima cosa; sotto leggerete MK perchè il quartetto è così in simbiosi che ha risposto come un unica entità: Malkmoforto!

EUBPDV: Allora per cominciare domanda di rito; Chi sono i Malkomforto?

MK: Risposta di rito, i Malkomforto sono Matteo, Federico, Luca e Alberto. Sono amici da più o meno 4 anni e insieme sono una band di regaz che suona per i regaz.

EUBPDV: Perchè il nome Malkomforto e qual’è il suo significato?

MK: Malkomforto è una semplice traduzione di una parola italiana in esperanto. La cosa più figa di questo nome è che è stato storpiato in tutti i modi possibili immaginabili: in locandine ed eventi, recensioni perfino la SIAE ha sbagliato a scriverlo nei bollini del disco. “Grazie SIAE, sempre sia(e) con noi!”

EUBPDV: Se doveste descrivermi il tipo di musica che fate, non parlo di generi, etichette o altro ma utilizzando 3 aggettivi quali sarebbero?

MK: Oddio, questa è difficile, dopo aver consultato la Treccani diciamo: gayfriendly, da camera, svuotalocali.

EUBPDV: Come mai avete preferito il cantato in italiano rispetto a quello inglese?

MK: Allora, in realtà Alberto prima di questo gruppo ha sempre cantato in inglese, mentre nel nostro progetto la scelta di cantare in italiano è stata molto naturale, dettata dagli ascolti che facevamo in quel periodo. Cantare in italiano è più difficile, soprattutto perché questo significa mettersi a nudo di fronte al pubblico, ma dà più soddisfazione il fatto di esternare qualcosa e sapere che arriva subito diretto a tutti.

EUBPDV: Pensate che questa scelta vi abbia precluso delle strade?

MK: No al contrario, ci permette di avere più visibilità sul panorama italiano anche se sappiamo che le band sono tantissime.

EUBPDV: I vostri testi parlano di fatti quotidiani, raccontano avvenimenti o cose che fanno parte della vita di tutti i giorni.
Da dove prendete ispirazione?

MK: Sicuramente dalla vita di tutti i giorni, e dalla contrapposizione tra il presente e il passato che si crea incessantemente nel vissuto quotidiano, dal fatto di arrivare a sfiorare i trentanni e non sapere esattamente cosa fare della nostra vita per essere felici, ma la ricerca continua sempre ed é per questo suoniamo.

EUBPDV: Anni fà etichettare una band come “Emo” era penalizzante specialmente in Italia mentre adesso che il genere ha raggiunto il mainstream lo si ricerca nella speranza di una maggiore pubblicità.
Voi cosa ne pensate?

MK: Noi pensiamo che le band emo italiane a cui ti riferisci in realtà abbiano contribuito finalmente a far capire al pubblico che stiamo parlando di un modo di fare musica che nelle etichette di genere non ci è mai stato dentro. Queste band di cui parli non suonano quello che suonavano i Texas Is The Reason o gli Embrace, due gruppi diversissimi tra loro anche storicamente, giusto per far capire che l’emo ha radici lontane e molte sfumature.

EUBPDV: Riallacciandomi alla domanda di prima; C’e un ottima scena Emo in Italia. Ditemene pregi e difetti, facendo nomi se possibile.

MK: Crediamo che in Italia ci siano band da paura sia emo che screamo. Non stiamo a fare un elenco perche non finiamo più.
Citiamo solo un disco a cui noi siamo molto affezionati, “Il presente di qualcun’altro” dei Rami. Loro ci mancano molto e speriamo di rivederli presto, magari sullo stesso palco. Per quanto riguarda i difetti, non pensiamo che ci siano band che ne incarnino qualcuno, ma piuttosto che sia la cultura generale emo italiana che stia andando in una direzione che di emo ha ben poco (per come ne abbiamo parlato sopra), nel senso che ci sembra che si stia cercando di incasellare l’emo e i gruppi emo un’altra volta, questa volta però a partire dall’underground e cercando di rendere i gruppi più simili possibile tra di loro, come si fa in un genere che deve “vendere”.

EUBPDV: Visto il forte richiamo ai Fine Before You Came mi aspettavo di leggere sul retro del disco: “I Malkomforto sono e sempre saranno” o forse non serve riportarlo perchè e scontato che sia così?

MK: Siamo scaramantici e quindi non l’abbiamo scritto, però si, il paragone é facile e ne siamo lusingati.

EUBPDV: Sempre citando i grandi FBYC nel 2015 hanno improvvisato un tour in acustico, avete mai pensato di fare una cosa analoga?

MK: Si, abbiamo fatto qualche prova in acustico nel garage di Luca, il batterista, e ci sono piaciute molto. Il genere si presta facilmente e abbiamo in mente di proporre qualche set in questo senso.
Comunque lo nostra vocazione principale é suonare peso, lo sai.

EUBPDV: La nostra è la generazione 2.0 del web e dei social network e nel bene o nel male ha dato la possibilità a chiunque di ascoltare e recensire un disco magari dopo un singolo ascolto.
Vi spaventa questo modo di fruire la musica?

MK: No assolutamente, anzi ci sembra un abbattimento delle differenze, ma ogni band deve trovare il proprio modo di usare questi mezzi, senza rappresentare un’immagine virtuale che non ha nulla a che fare con quella reale.
La cosa più positiva é che se sai dove cercare ti permette di arrivare dove vuoi più facilmente.

EUBPDV: Il Brutto posto vi ringrazia e vi dà la possibilità di chiudere l’intervista come meglio credete.

MK: É un brutto posto dove vivere é vero, però continuate a fare cose belle che si può. Grazie Fabio per l’occasione!

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